Monthly Archives: September 2012

True Romance

Ogni movimento rivoluzionario è romantico, per definizione

[Antonio Gramsci]

Delle Tre Cose Belle (Prima Parte)

Calda e spolverata di zucchero a velo, la sfogliatella frolla ha origine sulla Costiera Amalfitana nel 18mo secolo, nel monastero di Santa Rosa d’Amalfi, si dice, grazie al buon senso di una monaca cuoca. Arriverà a Napoli un secolo dopo,  acquistando nel viaggio anche il riccio della pasta sfoglia.

So’ doje sore: ‘a riccia e a frolla.
Miez’a strada, fann’a folla.
Chella riccia è chiù sciarmante:
veste d’oro, ed è croccante,
caura, doce e profumata.
L’ata, ‘a frolla, è na pupata.
E’ chiù tonna, e chiù modesta,
ma si’ a guarde, è già na festa!
Quann’e ncontre ncopp’o corso
t’e vulesse magnà a muorze.
E sti ssore accussì belle
sai chi so’? So’ ‘e sfugliatelle!

Per qualche motivo è diventata anche sinonimo di parcella esosa, bolletta da pagare, cambiale, ingiunzione

«Mi è arrivata una bella sfogliatella!»

Associazione ironica, ma ingiusta per un dolce così delicato, tutto basato sullo speciale equilibrio tra sfoglia e ripieno sublimato nella sua aggraziata architettura rococò.

New York

L’alto costo dei terreni a Manhattan ha favorito il proliferare di grattacieli che tra il neogotico e l’avveniristico caratterizzano l’inconfondibile skyline di New York, la città più popolosa degli Stati Uniti che sorge alla foce del fiume Hudson, sull’Oceano Atlantico.

Situata tra terraferma e isole, è divisa amministrativamente in cinque distretti (borough): Manhattan (alla fine della penisola su cui si trova anche il Bronx, separato dall’Harlem River, fiume-canale che collega l’Hudson all’East River), Bronx (sulla terraferma), Queens e Brooklyn (rispettivamente nell’estremità nord-occidentale e sud-occidentale dell’isola di Long Island) e Staten Island (sull’isola omonima).

Un must di New York sono gli hot dog, anche se quelli venduti in strada dagli ambulanti ne sono la versione in miniatura. Crif Dogs, nell’East Village, è un ristorante specializzato in hot dog della giusta misura. Merita una visita.

Indifferentemente

Resentment is like taking poison and waiting for the other person to die

[Malachy McCourt]

La tana della volpa rossa

Quando i cinefili erano eroi

Voi non sapete, cinefili esuli dalla Mostra di Venezia, che impresa ar­dua era andare al cinema da noi.

Prima di entrare si chiedeva al bigliet­taio la trama e il giudizio sul film, come se il poveretto fosse il regista o un critico. Ricordo una volta, per telefono, «Che film date»? «La tana della volpa rossa» ri­spose fiero il cassiere.

Si entrava in sala anche a metà film e si chiedeva al vicino: chi è il giovane? Ove giovane stava per protagonista. Seguiva il goffo sunto della trama fin lì. In sala c’erano i Replicanti che vedeva­no i­l film quattro volte e all’ultima antici­pavano le battute, con frequenti risse con chi li zittiva perché «dobbiamo capi­re il film». C’erano i Ruminanti che masticavano i pop corn dell’antichità: lupini,semi,fa­ve arrostite o addirittura chele di gran­chi o pelose, sputando le bucce. I Dormienti venivano al cinema solo per sognare, ma erano svegliati brusca­mente se russavano o se accasciavano la testa sulla spalle dei vicini. I Viscerali, poi, venivano per digerire con tutti gli orifizi a disposizione, cau­sando litigi anche maneschi.

E gli Infetti­vi, d’inverno catarrosi con espettorazio­ni stereofoniche e d’estate portatori di zoccoli dall’aroma insopportabile. Se si faceva un esame istologico di quei legni pedestri o si recuperava la loro scatola nera, si trovava un estratto micidiale di sudore, sporcizie, ortaggi e pesce affeti­sciuto (putrefatto). Temibile l’odore di sfricone alle cipolle, con esalazioni leta­li. Chi andava al cinema in quelle condi­zioni era davvero un cinefilo, altro che Venezia.

[Marcello Veneziani, Cucù, 13.09.2012]

Buster

Joseph Frank “Buster” Keaton (Piqua, 4 ottobre 1895 – Los Angeles, 1º febbraio 1966) è stato un attore, regista e sceneggiatore statunitense, tra i maestri del periodo del cinema muto classico.

Celebre per l’espressione stralunata e triste dei suoi personaggi e soprattutto per la mimica e il suo talento “acrobatico” nelle gag che portava sullo schermo, è considerato uno dei maggiori artisti del genere burlesque.

L’AFI lo ha inserito al ventunesimo posto nella classifica dei migliori venticinque attori americani di tutti i tempi.

[it.wikipedia.org/wiki/Buster_Keaton / en.wikipedia.org/wiki/Buster_Keaton]

Folli idioti, pronti a morire per l’incapacità di capire il potere: di servirlo, come di combatterlo

Sulla prima pagina è scritto: Nell’affresco sono una delle figure di sfondo.
La grafia meticolosa, senza sbavature, minuta. Nomi, luoghi, date, riflessioni. Il taccuino degli ultimi giorni convulsi.
Le lettere ingiallite e decrepite, polvere di decenni trascorsi.
La moneta del regno dei folli dondola sul petto a ricordarmi l’eterna oscillazione delle fortune umane.
Il libro, forse l’unica copia scampata, non è più stato aperto.
I nomi sono nomi di morti. I miei, e quelli di coloro che hanno percorso i tortuosi sentieri.
Gli anni che abbiamo vissuto hanno seppellito per sempre l’innocenza del mondo.
Vi ho promesso di non dimenticare.
Vi ho portati in salvo nella memoria.
Voglio tenere tutto stretto, fin dal principio, i dettagli, il caso, il fluire degli eventi. Prima che la distanza offuschi lo sguardo che si volge indietro, attutendo il frastuono delle voci, delle armi, degli eserciti, il riso, le grida. Eppure solo la distanza consente di risalire a un probabile inizio.

[Luther Blissett, Q]

Barricaderi

Mother doesn’t know where love has gone
She says it must be youth
That keeps us feeeling strong
See it in her face, that’s turned to ice
And when she smiles she shows
The lines of sacrifice
And now I know what they’re saying
When the sun begins to fade
And we made our love on wasteland
And through the barricades
Father made my history
He fought for what he thought
Would set us somehow free
He tought me what to say in school
I learned off by heart
But now that’s torn in two
And now I know what they’re saying
In the music of the parade
We made our love on wasteland
And through the barricades
Born on different sides of life
We feel the same
And feel all of this strife
So come to me when I’m asleep
We’ll cross the line
And dance upon the street
And now I know what they’re saying
When the drums begin to fade
We made our love on wasteland
And through the barricades
Oh, turn around and I’ll be there
There’s a scar through my heart
But I’ll bare it again
I thought? we were the human race
But we were just another border-line-case
And the stars reach down and tell us
That there’s always one escape
I don’t know where love has gone
And in this trouble land
Desperation keep us strong
Fridays child is full of soul
With nothing left to lose
There’s everything to go
And now I know what they’re are saying
It’s a terrible beauty we’ve made
So we make our love on? wasteland
And through the barricades
Now I know what they’re are saying
As hearts go to their graves
We made our love on? wasteland
And through the barricades.

[Spandau Ballet, Through the Barricades]

Il Senso di un Blog

Parlare in un blog di un altro blog rischia di trasformarsi in un esercizio di sostanziale autoreferenzialità. Pazienza, ci può anche stare.

Il fatto è che è stato pubblicato da un quotidiano online un pezzo interessante sui lettori di blog e sulla loro libertà di commentare, dibattere, argomentare, condividere, contestare, alimentare, infiammare. Libertà che spesso sfocia però nell’insulto, gratuito, anonimo, cattivo. Da qui riflessioni sul perché si scrive, sul fatto che il blog faccia o debba, o non debba, fare informazione, sulla voglia di raccontarsi, di confrontarsi, sulla difficoltà di farlo, sulla decisione di passare semplicemente avanti.

Che è ciò che in questo caso decide di fare l’autrice, concludendo il suo intervento con un’attesa, e una speranza.

“E visto che non sono capace di pungere, preferisco rannicchiarmi e aspettare che qualcuno mi spieghi come si fa a riaprire il cuore”.

Mosca

Ci sono betulle che di notte levano le loro radici, e tu non crederesti mai che di notte gli alberi camminano o diventano sogni.

[Alda Merini]

Mosca (Москва), fondata nel 1147 dal Principe Jurij Dolgoruki, è la capitale della Federazione Russa. Sorge sulle sponde del fiume Moscova ed occupa una superficie di  di 1.081Km2. Con oltre 10 milioni di abitanti (14 milioni nell’area metropolitana) è la prima città d’Europa per popolazione. Vi ci vive circa un decimo dell’intera cittadinanza russa.

La betulla (березка) è l’albero tipico del paesaggio moscovita.