Category Archives: Ante Mortem Videnda

Delle Tre Cose Belle (Terza Parte)

«Ho abitato a lungo in una città veramente eccezionale. Qui, (…) tutte le cose, il bene e il male, la salute e lo spasimo, la felicità più cantante e il dolore più lacerato, (…) tutte queste voci erano così saldamente strette, confuse, amalgate tra loro, che il forestiero che giungeva in questa città ne aveva (…) una impressione stranissima, come di una orchestra i cui istrumenti, composti di anime umane, non obbedissero più alla bacchetta intelligente del Maestro, ma si esprimessero ciascuno per proprio conto suscitando effetti di meravigliosa confusione…» (Anna Maria Ortese. L’Infanta sepolta. Milano: Adelphi Edizioni S.P.A., 1994. p. 17). Così scriveva molti anni dopo l’autrice de “Il Mare non Bagna Napoli”, libro del 1953 che sollevò sollevò ardenti polemiche tra gli intellettuali napoletani nei confronti della scrittrice soprattutto per l’ultimo racconto, II silenzio della ragione.

Ortese-Anna-Maria-jeune

Il mare non c’entra molto con tutto il resto (così come in “Cristo si è fermato a Eboli” non si racconta di Gesù), ma come parlare di Napoli senza accennarne?

«Napoli è una città viva e rovinata. Tutto è bello, orrendo e in disordine, niente funziona bene tranne il passato. Ma tutto è possibile. Gli esperimenti marini più importanti del Mediterraneo, le speculazioni più colossali e fasulle, le storie più incredibili e piacevoli, le persone più nobili e declassate, le cose più inutili e intelligenti si trovano qui. Con sfondo di sole e di mare.» (Stanislao Nievo)

Giuseppe-Marotta

Ma qual è davvero il mare di Napoli? Quello «esiguo e domestico di Santa Lucia, di Coroglio e di Posillipo. », come diceva Giuseppe Marotta? Quello « che consuma Castel dell’Ovo e il Palazzo Donn’Anna, bruca il muschio delle vecchie pietre, sente d’alga e di sale come nessun altro mare[?]»

MareNostrum

Sì, proprio quello che ti porti dentro anche quando te ne vai, e che ti sorprendi a pensare che ti manca.

Delle Tre Cose Belle (Seconda Parte)

Nel 2007 il Vesuvio ha fatto parte della selezione del sito New7Wonders per la scelta delle sette meraviglie del mondo naturale. Pur arrivando in finale, è stato poi escluso. Nel 1997 era stato invece inserito dall’Unesco tra le riserve mondiali della biosfera.

Tra i vulcani più studiati al mondo, l’unico attivo di tutta l’Europa continentale, il monte Vesuvio è un vulcano esplosivo attivo, sia pure in stato di quiescenza dal 1944. È alto 1.281 m e sorge all’interno di una caldera di 4 km di diametro che rappresenta quanto rimane dell’ex edificio vulcanico del Monte Somma dopo la grande eruzione del 79 d.C.

L’eruzione del 79 ha profondamente modificato la morfologia del vulcano e dei territori circostanti, provocando la distruzione delle città di Ercolano, Pompei, Oplontis e Stabia, le cui rovine, rimaste sepolte sotto strati di pomici, sono state riportate alla luce a partire dal XVIII secolo.

Il nome, presumibilmente d’origine indoeuropea, deriverebbe dalla base *aues, “illuminare” ovvero da *eus, “bruciare”.

C’è chi sostiene che sia pieno di pure’ di patate.

Delle Tre Cose Belle (Prima Parte)

Calda e spolverata di zucchero a velo, la sfogliatella frolla ha origine sulla Costiera Amalfitana nel 18mo secolo, nel monastero di Santa Rosa d’Amalfi, si dice, grazie al buon senso di una monaca cuoca. Arriverà a Napoli un secolo dopo,  acquistando nel viaggio anche il riccio della pasta sfoglia.

So’ doje sore: ‘a riccia e a frolla.
Miez’a strada, fann’a folla.
Chella riccia è chiù sciarmante:
veste d’oro, ed è croccante,
caura, doce e profumata.
L’ata, ‘a frolla, è na pupata.
E’ chiù tonna, e chiù modesta,
ma si’ a guarde, è già na festa!
Quann’e ncontre ncopp’o corso
t’e vulesse magnà a muorze.
E sti ssore accussì belle
sai chi so’? So’ ‘e sfugliatelle!

Per qualche motivo è diventata anche sinonimo di parcella esosa, bolletta da pagare, cambiale, ingiunzione

«Mi è arrivata una bella sfogliatella!»

Associazione ironica, ma ingiusta per un dolce così delicato, tutto basato sullo speciale equilibrio tra sfoglia e ripieno sublimato nella sua aggraziata architettura rococò.