Category Archives: Cult Books

Quel Giorno Smettemmo Di Ridere

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Ma in un giorno di settembre del 1921 cessarono le risate. D’un colpo, quello che era stato un divertimento innocente, venne denunciato come “un’altra orgia di ubriachi a Hollywood”, ovvero “un altro sconvolgente esempio di depravazione sessuale”.

Le nostre risate cessarono il giorno in cui Roscoe Arbuckle venne accusato di aver provocato la morte di Virginia Rappe.

[Buster Keaton, cit. da Quel Giorno Smettemmo di Ridere, di David Yallop, Tullio Pironti Editore, Napoli Settembre 1987]

VirginiaRappe

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Folli idioti, pronti a morire per l’incapacità di capire il potere: di servirlo, come di combatterlo

Sulla prima pagina è scritto: Nell’affresco sono una delle figure di sfondo.
La grafia meticolosa, senza sbavature, minuta. Nomi, luoghi, date, riflessioni. Il taccuino degli ultimi giorni convulsi.
Le lettere ingiallite e decrepite, polvere di decenni trascorsi.
La moneta del regno dei folli dondola sul petto a ricordarmi l’eterna oscillazione delle fortune umane.
Il libro, forse l’unica copia scampata, non è più stato aperto.
I nomi sono nomi di morti. I miei, e quelli di coloro che hanno percorso i tortuosi sentieri.
Gli anni che abbiamo vissuto hanno seppellito per sempre l’innocenza del mondo.
Vi ho promesso di non dimenticare.
Vi ho portati in salvo nella memoria.
Voglio tenere tutto stretto, fin dal principio, i dettagli, il caso, il fluire degli eventi. Prima che la distanza offuschi lo sguardo che si volge indietro, attutendo il frastuono delle voci, delle armi, degli eserciti, il riso, le grida. Eppure solo la distanza consente di risalire a un probabile inizio.

[Luther Blissett, Q]

Perché tutt’un tratto scivola e finisce sotto un tram!” disse lo sconosciuto strizzando l’occhio a Berlioz

Berlioz non stette ad ascoltare quel vagabondo e buffone che si diceva maestro di cappella, si avvicinò di corsa verso il tornello di uscita e vi appoggiò la mano. Dopo averlo girato, si accingeva già a mettere i piedi sulle rotaie quando gli esplose in viso una luce rossa e bianca: nella cassetta di vetro si era accesa la scritta «Attenti al tram!»

E subito spuntò il tram annunciato, voltando sulla nuova linea che portava dall’Ermolaevskij alla Bronnaja. Dopo che ebbe voltato e imboccato il rettilineo, all’improvviso si illuminò all’interno di luce elettrica, ronzò e accelerò.

Il prudente Berlioz, benché fosse al sicuro, decise di tornare dietro il cancello, spostò la mano sul tornello e arretrò di un passo. In quell’istante la sua mano scivolò e perse l’appoggio, il piede, come se si fosse trovato sul ghiaccio, sdrucciolò inarrestabile sul selciato che scendeva declive verso le rotaie, l’altro piede volò in aria, e Berlioz fu sbalzato sulle rotaie.

Tentando di aggrapparsi a qualcosa, Berlioz cadde riverso, urtando leggermente la nuca sul selciato, e fece in tempo a vedere in alto, se a destra o a sinistra questo ormai non lo capí, la luna dorata. Riuscí a girarsi sul fianco, stringendo con un movimento impetuoso le gambe alla pancia, e, voltatosi, vide slanciarglisi addosso con una forza irrefrenabile il volto, completamente bianco di terrore, della conducente e il suo fazzoletto scarlatto. Berlioz non emise un grido, ma intorno a lui tutta la via strillò in un coro di disperate voci femminili.

La conducente diede uno strappo al freno elettrico, la vettura s’impuntò, poi sobbalzò all’istante, e con uno schianto e un tintinnio i vetri volarono via dai finestrini.

Allora nel cervello di Berlioz qualcuno gridò disperatamente:

«Possibile?…» Ancora una volta – l’ultima – balenò la luna, ma ormai rovinando in pezzi, poi fu buio.

Il tram coperse Berlioz, e, sotto il cancelletto del viale Patriaršij, sul pendio lastricato fu gettato un oggetto tondo e scuro, che rotolò giú dalla china, saltellando sul selciato.

Era la testa mozzata di Berlioz

[Mikhail Bulgakov, Il Maestro e Margherita]

 

Guardo gli Asini che Volano nel Ciel

Fa giorno con un cielo tutto rosso, sembra di fuoco, eppure il vento è fresco e umido e l’orizzonte una foschia grigia. I due uomini sono saliti in coperta e sono due facce ben diverse quelle che guardano verso la costa, celata dalla nebbia. Gli occhi di Stan hanno il colore della foschia; quelli di Charlie, il colore del fuoco. La brezza salata spruzza i loro visi di gocce trasparenti. Stan passa la lingua sulle labbra e sente, forse per l’ultima volta in questo viaggio, il gusto salato del mare.

[Osvaldo Soriano, Triste Solitario y Final]

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Shakespeare, Tolstoy, or even Dickens

I don’t hold with shamans, witch doctors, or psychiatrists. Shakespeare, Tolstoy, or even Dickens, understood more about the human condition than ever occurred to any of you. You overrated bunch of charlatans deal with the grammar of human problems, and the writers I’ve mentioned with the essence.”
[Mordecai Richler, Barney’s Version]

So Long, and Thanks for All the Fish

He almost danced to the fridge, found the three least hairy things in it, put them on a plate and watched them intently for two minutes. Since they made no attempt to move within that time he called them breakfast and ate them. Between them they killed a virulent space disease he’d picked up without knowing it in the Flargathon Gas Swamps a few days earlier, which otherwise would have killed off half the population of the Western Hemisphere, blinded the other half, and driven everyone else psychotic and sterile, so the Earth was lucky there.

[Douglas Adams]

So Long, and Thanks for All the Fish